TELEPERFORMANCE, UNA STORIA INFINITA

Un lavoratore di call center

Un lavoratore di call center

Il caso Teleperformance sembra non concludersi mai. Dopo un anno di contratti di solidarietà, lo scorso 14 aprile la multinazionale francese ha presentato un piano lacrime e sangue per la filiale italiana In & Out, caratterizzato da un ridimensionamento pari a circa il 50% del perimetro occupazionale. La società, attiva nel comparto dei call center, ha infatti avviato procedure di licenziamento per 1460 lavoratori, di cui oltre 700 a Taranto ed il resto tra Roma e Fiumicino.

Intervengono le istituzioni
Secondo una nota diffusa dall’azienda, la scelta di effettuare i tagli è dovuta “alle condizioni di mercato, sicuramente peggiorate e tradottisi in risultati di conto economico negativo con pesanti perdite”. La situazione ha immediatamente attirato l’attenzione di Gianluca Peciola e Marco Miccoli, consiglieri provinciali di Roma per Sel e Pd. Il piano di Teleperformance produrrebbe infatti conseguenze devastanti per il tessuto lavorativo dell’area capitolina: 509 licenziamenti a Roma e 243 a Fiumicino. In un comunicato congiunto del 27 aprile i due consiglieri hanno evidenziato che “nonostante Teleperformance abbia manifestato l’intenzione, in accordo con i lavoratori, per la continuazione del rapporto di lavoro e una gestione dell’azienda a seguito di una precedente mobilitazione dei lavoratori nel 2010, la società ha continuato ad operare una politica gestionale fallimentare, che mira con molta probabilità a delocalizzare le postazioni di lavoro fuori dai confini nazionali”.

Un futuro ancora incerto
Il 5 maggio una delegazione sindacale dei lavoratori di Teleperformance è stata ricevuta dall’assessorato Lavoro e Formazione della Regione Lazio. “Ci siamo resi disponibili a mettere in atto tutte le possibili azioni per scongiurare gli effetti traumatici annunciati dalla società con la procedura avviata”, ha spiegato l’assessore Mariella Zezza, precisando inoltre che “la Regione chiederà al ministero del Lavoro di essere coinvolta nei tavoli di confronto che verranno avviati”. I vertici aziendali hanno però spiegato che gli esuberi “non derivano dalla delocalizzazione”. Una dichiarazione che non ha certamente rassicurato i lavoratori. Il loro futuro resta più che mai in bilico.

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