CARRIER, IL RICHIAMO DELLA REPUBBLICA CECA

Il logo della multinazionale americana

Il Nordest italiano, autentica locomotiva economica del nostro Paese, soccombe davanti al richiamo dell’Europa orientale. Il Veneto è stato per anni un polo industriale d’eccellenza, con fabbriche  che aprivano a ritmo incessante. Oggi invece gli stabilimenti chiudono i battenti, alcuni perché falcidiati dalla crisi altri per posizionarsi in realtà che consentano di risparmiare sul costo del lavoro. Emblematico di questa tendenza è il caso della Carrier, multinazionale americana attiva nel comparto della climatizzazione.

Una lettera che spiega tutto
Lo scorso 6 ottobre i vertici del gruppo statunitense hanno ufficializzato, tramite una lettera ai dirigenti sindacali, la chiusura dello stabilimento di Torreglia (Padova). Questa decisione ha comportato l’apertura della procedura di licenziamento per 193 lavoratori, dirigenti compresi. Le ragioni alla base di tale scelta sono stati evidenziati proprio nella lettera redatta dalla multinazionale: la produzione di banchi frigo verrà spostata a partire da marzo 2011 in Repubblica Ceca, dove il costo industriale di produzione è del 28% contro il 60% di Torreglia.

Un intervento ecclesiatico
Immediatamente è iniziata una vertenza per tutelare il futuro dei lavoratori. Oltre ai sindacati, si sono mobilitate tutte le istituzioni locali. Il 10 ottobre si è addirittura registrato l’intervento del vescovo Antonio Mattiazzo, capo della diocesi di Padova. Il presule ha infatti pronunciato un discorso molto duro, che ha ripreso alcuni passaggi dell’enciclica di papa Benedetto XVI ‘Caritas in Veritate’. “Purtroppo negli ultimi anni si è notata la crescita di una classe cosmopolita di manager –  ha osservato Mattiazzo – che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento. Invece non è lecito delocalizzare – ha concluso il vescovo – solo per godere di particolari condizioni di favore”.

Il paracadute della cassa integrazione
Il 30 novembre è stato scritto l’ultimo capitolo della vicenda. La vertenza Carrier si è chiusa nello studio romano del ministro Sacconi, grazie alla firma di un’intesa tra la multinazionale americana e i sindacati appoggiati da Regione, Provincia e Comune. In base all’accordo, dal prossimo primo marzo partirà la cassa integrazione per i 193 lavoratori e l’azienda aggiungerà all’assegno 300 euro mensili per ogni dipendente durante il primo anno di inattività. Altri contributi serviranno per incentivare l’esodo volontario, in modo che il secondo anno la cassa integrazione sarà rinnovata solo per coloro che risulteranno ancora disoccupati. Quest’ultima condizione sarà però valida soltanto se almeno il 30% dei lavoratori verrà ricollocato entro fine 2011. La Regione si è invece assunta l’impegno di cercare eventuali nuovi acquirenti per lo stabilimento. Intanto la Repubblica Ceca attende il colosso statunitense che si lecca i baffi per gli ingenti risparmi in arrivo.

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