FIAT, MARCHIONNE: “SENZA L’ITALIA FAREMMO MEGLIO”


Sergio Marchionne

Sergio Marchionne

Intervenendo a “Che Tempo Che Fa” su Rai Tre, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha affermato che «Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile previsto per il 2010 arriva dall’Italia. Senza l’Italia la Fiat farebbe meglio». Ma ha anche promesso di alzare gli stipendi dei lavoratori se l’azienda diventerà più competitiva, ammettendo che «Se la Fiat dovesse chiudere Pomigliano avremmo, un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la Camorra è molto attiva».

“Italia 118esima su 139 per efficienza del lavoro”
Marchionne nel suo intervento ha ricordato quello che già sostenne ai tempi della vertenza di Pomigliano, cioè che nello stabilimento polacco si producono in un anno più vetture che nei cinque italiani. «L’Italia oggi si trova al 118/mo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48/mo posto per la competitività del sistema industriale», ha affermato, sostenendo che sia necessario un rilancio della produttività lavorativa nel paese per evitare le delocalizzazioni.

“A Pomigliano abbiamo chiesto responsabilità ai sindacati”
L’ad ha parlato a lungo del caso Pomigliano, dove i lavoratori qualche mese fa hanno approvato con il 62% dei voti il nuovo accordo, anche se poi l’azienda ha annunciato di voler riassumere tutti gli operai sotto una nuova sigla, così da poter applicare subito le nuove norme solo a chi le accetterà fin dall’inizio. «Non abbiamo tolto il minimo diritto, abbiamo cercato di assegnare la responsabilità della gestione di uno stabilimento ai sindacati per gestire insieme a loro le anomalie» aggiungendo che «quando il 50% dei dipendenti si dichiara ammalato in un giorno specifico dell’anno, vuol dire che c’è una anomalia». Le «responsabilità della gestione» a cui si riferisce riguardano le nuove clausole con cui ciascun sindacato si impegna a non scioperare per criticare le norme contenute nell’accordo firmato, o la sigla perderà i permessi sindacali.

I sindacati restano critici. Duro Cremaschi
Critiche le reazioni dei sindacati. Per Giorgio Airaudo della Fiom, «Marchionne parla come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia», Rocco Palombella della Uilm lo invita «a chiarire una volta per tutte quale sia la reale intenzione della Fiat» e «se vuole invertire il rapporto tra la quantità di auto prodotte all’estero e quelle fabbricate in Italia deve smetterla di fare dichiarazioni che sono la negazione di ciò». Infine Bruno Vitali della Fim dice che, «Marchionne ha sempre detto che qui perde, ma se investirà anche l’Italia genererà profitti come avveniva prima della crisi. Gli impianti sono nuovi e i lavoratori sono pronti a fare la loro parte», ma ritiene positiva l’idea di aumentare i salari con la crescita di produttività. Il leader dell’ala estrema della Cgil, Giorgio Cremaschi, ha invece affermato che «Il discorso è stato un concentrato di falsità e bassezze, un comizio reazionario antisindacale senza contraddittorio. Un messaggio così brutale ed ingiusto che davvero andrebbe diffuso per convincere a scioperare».

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