GLAXO, ANCHE LA RICERCA VA IN CINA

Andrew Witty, amministratore delegato di Gsk

Le delocalizzazioni ormai hanno sfondato e non colpiscono più soltanto gli operai e i settori non specializzati; sono arrivate anche nella ricerca. La GlaxoSmithKline, azienda farmaceutica leader mondiale, ha annunciato che chiuderà il centro di Ricerche&Sviluppo di neuroscienze di Verona. È il più grande polo scientifico-tecnologico regionale con oltre 550 ricercatori, su 1500 dipendenti dello stabilimento, che studiano fenomeni come la depressione, l’ansia, la dipendenza da droghe, i disturbi del sonno. Il tutto, sembra, entro dicembre.

In Cina, dove il governo regala i ricercatori
L’obiettivo è portarlo in Cina, secondo quanto denunciano i sindacati. Francesco Crespi, ricercatore della Rsu aziendale, ha commentato così la notizia al Corriere del Veneto: «Due anni fa Gsk ha aperto un centro ricerche che si occupa di neuroscienze in Cina. Il governo cinese ha praticamente regalato tutto, anche i primi cinquanta ricercatori. Sicuramente laggiù ci sarà uno sviluppo e un ampliamento». Infatti Glaxo ha annunciato di chiudere sei stabilimenti di ricerca in tutto il mondo. Gli altri cinque sono uno negli Stati Uniti e quattro in Europa.

L’azienda è in crescita, ma “solo” dell’11%
La decisione è arrivata non perché l’azienda sia in crisi, ma perché non ha raggiunto l’obbiettivo di crescita fissato al 14%, fermando si all’11% (13% secondo i dati trapelati dai sindacati, ma senza verifica). L’anno scorso le vendite hanno toccato i 9,27 milardi di euro, con un utile netto di 2,84 miliardi, secondo i dati della Reuters. Le azioni sono salite del 16%. Nonostante gli utili siano schizzati a +33% rispetto al 2008, per gli azionisti non è andata bene come speravano.

La falsa esternalizzazione a spese dello Stato.
Pare però che ci sia una soluzione, anche se strana. CI sarebbe una società americana, una certa Aptuit, disposta a prendere, con cessazione di ramo d’azienda, circa 600 lavoratori lasciati a casa dall’azienda. Il problema, denunciato dai sindacati, è che questa Aptuit non ha mai fatto ricerca, ma lavora per conto terzi, cioé su commissioni esterne. Il rischio, come riportato da questo articolo del Venerdì di Repubblica, è che Glaxo voglia scaricare il fardello su una azienda che non ha le basi economiche per gestire un simile lavoro, che tra due o tre anni dichiarerà fallimento mettendo tutti in cassa integrazione, mangiandosi il Tfr dei lavoratori e scaricando sullo Stato italiano le spese sociali della mobilità e della cassa.

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